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UNIVERSITÀ: TORNANO A CRESCERE LE MATRICOLE, INVECCHIANO I PROFESSORI

25 Mag 16
AVF Staff
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L’ultimo rapporto biennale dell’ANVUR (l’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca) conferma che “il fenomeno di maggior rilievo rispetto al precedente rapporto è dato dalla ripresa delle immatricolazioni, soprattutto nella fascia di età più giovane”, dopo stagioni di continue riduzioni.

Nel triennio 2012-2015 gli atenei del Sud hanno perso il 17 % degli studenti rispetto al 2007-2010 con una punta di -26 nelle Isole. Al Nord-Est il calo è stato solo dell’1%, nel Nord-Ovest anche in tempi difficili le nuove matricole sono cresciute di quattro punti percentuali. Negli ultimi due anni il calo si è arrestato e negli ultimi dodici mesi si è registrata “una decisa inversione di tendenza, con un incremento dell’1,6 % del numero di immatricolati” (del 2,4% tra i giovani con età inferiore a 20 anni). Le matricole sono cresciute al Nord del 3,2 %, al Sud dello 0,4% mentre al Centro sono sorprendentemente scese dello 0,1%. Al contrario del resto d’Europa, i “nuovi iscritti” da noi sono i ventenni post-diploma: ormai chi entra in università dopo i 25 anni è solo il 4 per cento (era il 15 % nel 2005, quando il lavoro dava crediti universitari). Gli studenti d’università non italiani sono passati dal 2% dell’anno 2000 al 9% di oggi. Tra il 2007 e il 2012 gli immatricolati italiani sono scesi di due punti percentuali, mentre nell’ultimo anno ne hanno recuperato uno. Un sei per cento in più di ragazzi del Sud si è poi spostato per gli studi superiori al Centro-Nord.

In tema di scelta disciplinare, crescono le lauree di Ingegneria, cala l’area giuridica.

Meno del 5% dei laureati italiani ha un’esperienza di almeno tre mesi di studio all’estero. Tra gli universitari regolari iscritti, tuttavia, la percentuale di italiani in uscita verso l’estero è raddoppiata nell’ultimo decennio. Solo il 16,5 % nel 2013-2014 ha fatto uno stage o un tirocinio in azienda. L’offerta formativa generale è caratterizzata da pochi corsi di studio in lingua inglese (245) e solo 310 corsi (il 7 per cento del totale) utilizzano parzialmente la lingua inglese.

Il post-Gelmini, con i suoi tagli e il turnover bloccato, ha significato soprattutto il crollo dei docenti in cattedra: erano 62.753 nel 2008, sono diventati 50.369 nel 2015. Oggi ci sono trenta studenti per ogni docente e nemmeno il piano straordinario 2016 che prevede il reclutamento di 861 nuovi ricercatori a tempo determinato di tipo B riuscirà a modificare questa configurazione. Su un totale di 44.345 studiosi titolari di assegno di ricerca tra il 2009 e il 2015 solo il 7% è oggi abilitato alla qualifica di docente associato, lo 0,1 % a quella di ordinario. Dei 5.643 studiosi con un contratto di ricercatore a tempo determinato, il 29,3% oggi è associato, l’1,1% ordinario. Negli ultimi ventisette anni il processo di innalzamento dell’età dei docenti è stato continuo: dal 1988 al 2015 l’età media è aumentata di quasi 7 anni, arrivando a sfiorare i 53 anni.

A questo si aggiunge “l’abbandono della carriera da parte di molti dottori di ricerca e assegnisti che non possono permettersi lunghi periodi di insicurezza retributiva, e il loro spostamento all’estero in misura maggiore di quanto sarebbe fisiologico senza un corrispondente flusso opposto dalle istituzioni estere.

 

Repubblica, maggio 2016