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RAPPORTO SUI SERVIZI PER IL LAVORO 2015: LA PERCENTUALE PIÙ ALTA DI DISOCCUPATI È AL SUD

17 Mag 16
AVF Staff
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I dati emersi dal Rapporto sui Servizi per il lavoro 2015 dell’Isfol, redatto per conto del Ministero del Lavoro, mostrano un’Italia che viaggia a due velocità: il sud ha la soglia più alta di disoccupati.

Oltre la metà degli utenti (9,7 milioni di cittadini) registrati ai 532 Centri per l’impiego (Cpi) operanti nel nostro Paese

si trova nel Mezzogiorno (anche se la popolazione ivi residente è pari al 34,3% dell’Italia). La più alta percentuale di utenza di disoccupati di lunga durata (quasi l’80%) risulta anch’essa registrata dagli ex uffici di collocamento del Sud.

Sud e Isole si caratterizzano poi  per un più basso livello medio di istruzione degli operatori attivi nei centri pubblici: i laureati sono il 18,2%, rispetto a una media nazionale del 27,1%; il personale con al massimo la licenza media è il 18,7%, rispetto a una media del 15,6%.

Tra le prime 10 province per volume di utenza dei Cpi, 7 appartengono al Sud Italia e ben 3 alla sola Campania, per un totale di oltre 3,6 milioni di cittadini (il 37,4%). Una concentrazione da attribuirsi in gran parte agli anni passati ma che permane a causa di un contesto meno dinamico sotto il profilo del mercato del lavoro e poco capace di offrire opportunità occupazionali.

Quasi la metà degli operatori che lavorano al collocamento pubblico (8.798 unità) ricade nelle Regioni del Mezzogiorno (48,3%, pari a 4.253 unità). La sola Sicilia ha 1.600 operatori, Lombardia e Campania circa 700, Lazio e Puglia 600. A livello di circoscrizioni, nel Centro Italia vi è il 20,5% degli addetti (1.802 unità), nel Nord-Ovest il 16,3% (1.432) e nel Nord-Est il 14,9% (1.311).

Per quanto riguarda le tipologie dei contratti la maggior parte del personale dei Cpi ha contratti di lavoro a tempo indeterminato (88% su scala nazionale). Tuttavia in alcune Regioni la percentuale di operatori con contratti non standard è consistente: nel Molise sono quasi la metà (49,4%); in Toscana, Sardegna e Umbria quasi il 30%; in Friuli Venezia Giulia, Abruzzo e Puglia oltre il 20%. Tra gli addetti con contratto di collaborazione e a tempo determinato la quota di chi ha un titolo universitario è più alta, raggiungendo rispettivamente il 77,3% e il 70,4%, contro il 21% del personale a tempo indeterminato. Le Regioni che nei Cpi hanno più operatori con contratti non standard sono, quindi, anche quelle che rischiano di perdere la componente più istruita del personale.

Relativamente alle differenze tra i diversi sistemi adottati dalle Regioni un elemento importante è costituito dall’ampiezza delle attività che possono essere erogate dagli operatori accreditati. Riconducendo i servizi a tre grandi categorie (orientamento al lavoro, rinvio alla formazione e intermediazione tra domanda e offerta), solo quattro Regioni hanno previsto la possibilità di affidare l’intera filiera ad operatori accreditati (Abruzzo, Lazio, Lombardia e Sicilia). Nove Regioni, e dunque la maggior parte, affidano invece solamente i servizi di orientamento e di rinvio alla formazione.  Toscana e Trento prevedono di affidare esclusivamente l’orientamento. Infine, nel caso della Puglia, è l’intermediazione ad essere oggetto di affidamento agli enti accreditati.

Degli 800 soggetti accreditati censiti dall’Isfol gli Enti di formazione rappresentano la maggioranza  (il 39,9%), mentre meno numerosa, ma più strutturata ed estesa, è la presenza delle Agenzie per il Lavoro  (il 14,4%). La progressiva apertura del sistema dei servizi al lavoro ai privati ha interessato in maniera non irrilevante anche il terzo settore (l’11,6%), che raccoglie gran parte dei soggetti raggruppati nella categoria “Altro” (unitamente alla Fondazione dei consulenti del lavoro, alle Camere di commercio e ad altri soggetti minori). Infine,  Il segmento pubblico rappresentato da Cpi, Comuni e Centri di orientamento al lavoro, si attesta al 16,9%. Se si escludono i soggetti del settore pubblico, che operano necessariamente all’interno di confini territoriali amministrativamente definiti, dei restanti 665 soggetti soltanto 43 (poco più del 6%) sono presenti negli elenchi di più di una Regione.

 

Strettoweb, maggio 2016

RAPPORTO DI MONITORAGGIO SUI SERVIZI PER IL LAVORO 2015

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