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PERCHÉ LO SMART WORKING NON PUÒ ESSERE SOLO “LAVORARE DA CASA”

17 Feb 16
AVF Staff
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Lo Smart Working è un fenomeno che, raccogliendo l’adesione a numerose iniziative di un numero sempre maggiore di imprese e Pubbliche Amministrazioni, ha raggiunto in Italia livelli di diffusione e attenzione, non solo mediatica, difficilmente sperabili fin a qualche anno fa.

Lo dimostra l’attenzione crescente del Governo che ha proposto un DDL collegato alla legge di stabilità in questi giorni in corso di approvazione; un decreto che, pur non indicando incentivi specifici e mantenendo qualche prudente riferimento a limiti e vincoli nella gestione degli orari di lavori, ha l’indubbio merito di fare chiarezza sugli aspetti giuslavoristi e di sicurezza sul lavoro che fino ad oggi potevano creare dubbi e alibi da parte delle aziende; inoltre,  venendo incontro agli obiettivi di introduzione di meccanismi di flessibilità nel pubblico impiego, estende l’applicabilità dello Smart Working nel mondo delle Pubbliche Amministrazioni.

Tuttavia le varie iniziative e sperimentazioni, portate avanti anche dalle aziende, devono spostare l’enfasi da uno Smart Working inteso semplicemente come sinonimo di “lavorare da casa” ad una “nuova filosofia manageriale” che, permeando l’organizzazione, dia alle persone autonomia nel decidere dove, quando e con quali strumenti lavorare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati; che pensi a nuovi spazi di lavoro negli uffici, gestendo in modo più flessibile ed intelligente gli orari, usando le tecnologie per rendere la collaborazione più veloce ed economica e, soprattutto, cambiando il modo in cui capi e collaboratori condividono e perseguono obiettivi di miglioramento della produttività e del benessere organizzativo. In altre parole occorre andare oltre procedendo all’individuazione di criteri ed indicatori che non si limitino al semplice numero di giorni di homeworking concessi e alle percentuali di lavoratori a cui questi sono accordati ma che invece colgano, attraverso  l’emergere di storie di successo, di cambiamenti innescati nei modelli organizzativi (in vista della sfida legata allo Smart Manufacturing) e del loro impatto sul business,  l’innovazione culturale e organizzativa relativa all’insieme delle specifiche leve progettuali messe in atto.

Dopo la prima fase di sperimentazione  bisognerebbe dunque promuovere veri e propri laboratori di innovazione organizzativa interna in cui coinvolgere le Line of Business e i Manager più propositivi in un percorso consapevole e condiviso di innovazione dei processi e delle modalità di organizzazione del lavoro.

EconomyUp , Febbraio 2016