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MA QUANTO SONO BRAVE LE AZIENDE ITALIANE A USARE I SOCIAL MEDIA?

10 Feb 16
AVF Staff
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Dall’ultima indagine svolta dall’osservatorio dell’Università IULM, che studia ed analizza i processi di adozione ed utilizzo dei Social Media da parte di aziende italiane rappresentative di differenti classi dimensionali e di alcuni settori industriali del nostro Paese, emerge che la percentuale di aziende che fanno uso di almeno un social network passa dal 64% del 2013 al 73% del 2015; con una percentuale del 67% per le imprese di medie dimensioni e del 62% per le piccole imprese; per quanto riguarda i settori in prima fila troviamo le banche (95,8 %); a seguire arredamento (79,2%), moda (74,5%), alimentare (67,3%), hospitaly (50,8%) e B2B (19,8%) (manifattura, legno, gomma e plastica, metallurgia).
I social network preferiti dalle aziende sono Facebook (79%), YouTube e Google Plus (entrambi 55%), Twitter (48%) e Linkedin (45%). Solo una parte delle imprese è presente su Instagram (34%) e Pinterest (30%). Marginali le presenze su Foursquare (19%), Flicker (6%), Blog (5%) e Forum o brand community (1%).

La presenza sui social media, comunque, non necessariamente si traduce in una cura costante della stessa. Infatti solo la metà delle aziende mostra un approccio coordinato e continuativo di comunicazione, sia su Facebook che su Twitter; i tassi di inattività mediamente riscontrati sono del 16,5% per Facebook (con punte anche del 25% per l’hospitality) e del 19% per Twitter (con il B2B a quota 37,5%). Sul primo social network poi il 40% pubblica prevalentemente post informativi/promozionali di prodotto, mentre sul secondo emerge anche la spiccata tendenza a rilanciare semplicemente eventi che si svolgono online e offline. Bassa per entrambi i social media risulta, invece, la percentuale di aziende che puntano a stimolare una relazione/reazione delle persone.

I canali utilizzati si concentrano prettamente su attività di corporate branding (awareness) e social media marketing (di prodotto), sviluppando una comunicazione che è per lo più auto-referenziale e centrata sul brand, sui prodotti o sui servizi offerti; che non presta dunque attenzione all’ascolto o al “customer care”, lasciando indietro la dimensione relazionale.

L’analisi effettuata rivela in particolare che la riscontrata maggiore diffusione dei canali social a livello aziendale non è stata accompagnata da una adeguata crescita dell’indice medio complessivo di SocialMediAbility  (dai 3,6 punti del 2013 ai 4,2 punti del 2015); un indice che, su una scala da 0 a 10, racchiude i punteggi ricavati da 5 indicatori complessi quali: l’Orientamento (es. numero di account social, tempo di attivazione, tasso di attività, ecc.), la Gestione (numero di contenuti pubblicati, frequenza di aggiornamento, ecc.) la Reachness (varie metriche relative all’audience raggiunta), l’Engagement (diversi KPI relativi alle performance dei post) ed il Caring (metriche di risposta agli utenti).

CheFuturo!, febbraio 2016