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LAVORO: IN ARRIVO L’ASSEGNO DI RICOLLOCAMENTO E TAGLI ALLA NASPI. ECCO COSA CAMBIA CON LA NUOVA AGENZIA PER IL LAVORO

13 Mag 16
AVF Staff
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I due decreti attuativi del Jobs Act, approvati  la scorsa settimana dal Consiglio dei Ministri,  prevedono  la nascita dell’ANPAL (l’agenzia nazionale per le politiche attive per il lavoro) e la modifica dell’operato dell’Ispettorato nazionale del lavoro.

L’Agenzia nazionale per il lavoro, che diventerà operativa da giugno, avrà il compito di dare nuova vitalità ai centri per l’impiego in Italia e di mettere in campo politiche attive a favore del ricollocamento dei lavoratori disoccupati o precari.

L’assegno di ricollocamento, che dovrebbe entrare in funzione a partire dal prossimo autunno, è lo strumento principale attraverso il quale si cercherà di raggiungere questo obiettivo. In pratica ogni disoccupato avrà un assegno di ricollocamento da “spendere” presso un’agenzia privata o un centro per l’impiego tra quelli accreditati dalla propria regione di residenza. L’Agenzia incasserà subito un quarto dell’assegno, mentre il resto sarà versato soltanto se il lavoratore sarà ricollocato con contratto a tempo indeterminato in un ruolo in linea con le competenze. L’assegno di ricollocamento prevede quindi un sistema di premialità che vuole incentivare le agenzie a ricollocare al meglio il lavoratore.

Strettamente collegata alle politiche attive per la formazione o ricerca del lavoro sarà anche la NASPI, l’indennità di disoccupazione introdotta con il Jobs Act ed entrata in vigore lo scorso primo maggio. Da quel giorno hanno fatto richiesta di NASPI (che non può superare i 1.300 euro al mese, con una riduzione del 3% al mese dopo i primi quattro mesi ed una durata massima di due anni, eccetto eventuale proroga)  tutti coloro che hanno perso il lavoro dopo almeno 13 settimane di contribuzione negli ultimi 4 anni.

A partire da giugno, con l’arrivo dell’ANPAL, le richieste di NASPI dovranno passare per la nuova Agenzia. Solo i disoccupati (licenziati o che abbiamo rassegnato le dimissioni per giusta causa) iscritti all’ANPAL potranno dunque avere diritto all’indennità di disoccupazione NASPI. Dopo che il lavoratore si sarà rivolto ad un centro per l’impiego, chiedendo l’iscrizione all’ANPAL  ed il diritto alla NASPI, il centro avrà due mesi di tempo per chiamare ad un colloquio il lavoratore che a sua volta avrà due settimane di tempo per presentarsi al centro per l’impiego, pena la perdita di un quarto dell’indennità. In occasione del colloquio, il lavoratore dovrà sottoscrivere un “patto di servizio”, una sorta di contratto con il centro per l’impiego che mira alla formazione o al ricollocamento del lavoratore. A quel punto l’erogazione dell’indennità di disoccupazione NASPI sarà strettamente legata all’impegno nella formazione e ricollocazione professionale che sarà monitorata da un tutor del centro. In caso di non partecipazione ad un corso di formazione o rifiuto di un lavoro ritenuto in linea con le competenze del lavoratore, l’ANPAL potrà chiedere all’INPS di tagliare parte della NASPI fino alla perdita totale del diritto all’indennità. In pratica  niente formazione, niente NASPI.

Con l’istituzione dell’ANPAL, dell’assegno di ricollocazione e della NASPI si avrà dunque da una parte un maggior impegno per la formazione e il ricollocamento del lavoratore,  dall’altra un sistema di premialità a favore delle agenzie e dei centri dell’impiego per favorirne l’efficienza e la tolleranza zero nei confronti di chi non partecipa alle politiche attive del lavoro.

Per  quanto riguarda l’ispettorato del lavoro, i decreti approvati dal parlamento prevedono che il medesimo ente svolga attività di ispezione unificando i ruoli di Ministero del lavoro, INPS e INAIL. In particolare, passeranno all’ispettorato i controlli in materia di lavoro, contribuzione,  assicurazione obbligatoria e sicurezza nei luoghi di lavoro. L’ente si occuperà inoltre di verificare la presenza dei requisiti necessari per il diritto a determinate prestazioni come quelle per gli infortuni su lavoro e malattie professionali. Attraverso una collaborazione più stretta tra Ministero del Lavoro, INPS, INAIL e ANPAL si mirerà poi ad avere tutte le informazioni sulle posizioni dei lavoratori per controllare anche eventuali abusi.

INTERNATIONAL BUSINESS TIMES, maggio 2016