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LAVORO, CON IL MERCATO DIGITALE TRASFERIRSI ALL’ESTERO NON È NECESSARIO

29 Mar 16
AVF Staff
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Se l’orientamento attuale dei giovani è quello di andare all’estero per cercare un’occupazione decorosa nell’era di Internet ci sono cambiamenti di scenari che sono destinati a rivoluzionare anche il modo di concepire il lavoro e che potrebbero indurre un’inversione di tendenza, specialmente nelle nuove professioni per le quali diventa normale lavorare a distanza con pc e smartphone. Più che su un eventuale trasferimento all’estero i giovani potrebbero avere dunque maggiori possibilità di realizzare i loro obiettivi professionali puntando sulle competenze che richiedono multinazionali ed altre grandi realtà, ad esempio quelle necessarie per cogliere le opportunità del mercato digitale.

Quest’ultimo se da una parte costituisce una vera e propria opportunità, sia per le imprese che per i professionisti, dall’altra necessita di precise regole del gioco. Con l’arrivo dei Big Data e l’internet degli oggetti ci sono sfide da affrontare che sono legate proprio ai rischi “dirompenti” che ruotano attorno a privacy, sicurezza e fiducia come pure all’impatto che tutto questo avrà sulle competenze e sull’occupazione. In altre parole se da una parte la digital economy genererà un’ impennata di richieste nel mercato delle professioni dell’ICT, il pericolo che incombe è invece quello di perdere il controllo della situazione e compromettere la fiducia degli utenti, i quali devono percepire trasparenza e senso di sicurezza per potersi sentire a loro agio mentre gestiscono le loro attività sul web. Mantenere gli equilibri necessari per lo sviluppo dell’economia digitale è possibile individuando regole che tengano conto di tutti gli interessi in gioco, tutelando quindi anche i diritti del consumatore, a cominciare da quello che gli viene riconosciuto sulla protezione dei propri dati personali.

Il nuovo regolamento europeo sulla protezione dei dati costituisce dunque un nodo cruciale per l’economia dell’UE.  In vista della scadenza per l’approvazione di quest’ultimo Federprivacy ha svolto un’indagine, denominata “I profili professionali sulla  privacy e il nuovo Regolamento Europeo”, su un campione di 1.000 aziende operanti in Italia che sono direttamente interessate ad avere specialisti della data protection nel loro organico. Attraverso tale indagine Federprivacy ha illustrato gli scenari del settore che prevede non solo i profili di esperti IT, ma anche figure professionali di garanzia, come il responsabile della gestione dei dati (il c.d. privacy officer) e il responsabile allo sportello per i diritti dell’interessato e di relazione con gli stakeholder. Si tratta dunque di un concreto contributo per fare chiarezza su cosa richiede effettivamente il mercato e per individuare quali sono le competenze ricercate dalle aziende, non solo per proteggere fisicamente i dati, ma anche per creare quel clima di fiducia che sta perseguendo l’UE al fine di sfruttare appieno il potenziale del mercato digitale.

Adnkronos, settembre 2015