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GAP SCUOLA-LAVORO PER 400MILA GIOVANI

22 Mar 16
AVF Staff
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Negli anni della crisi la quota di “overeducated” e “mismatched” (i troppo istruiti o con un curriculum non corrispondente al lavoro svolto) si è allargata sempre più, non solo tra i laureati, ma anche tra chi si è fermato alla maturità.

Secondo una fotografia scattata del centro studi Datagiovani per Il Sole 24 Ore su una platea  di oltre 1,6 milioni di giovani lavoratori, laureati tra i 25 e i 34 anni e diplomati tra i 20 e i 24, 100mila diplomati e 300mila laureati rientrano nella categoria degli overeducated.  In percentuale si tratta del 17% dei diplomati e del 28% dei laureati, con valori pressoché omogenei a livello territoriale per i laureati mentre per i diplomati si va dal 13,5% del Mezzogiorno a oltre il 19% del Centro.  L‘overeducation è poi molto più elevata per i maschi nei diplomati,  per le femmine nei laureati.

Con la crisi il tasso di disoccupazione è  salito per i diplomati dal 17,9% del 2008 al 36,4% del 2015, per i laureati dal 9,4% al 17,2%. Chi un lavoro è invece riuscito a “conquistarlo” si è trovato più spesso coinvolto dal fenomeno della “iperqualificazione” (aumentata fra i tre e i quattro punti percentuali rispetto al 2008). Quest’ultima è aumentata in particolare tra i diplomati del Nord (+5,6%) e tra i laureati del Sud e delle Isole (oltre l’8%).

Se nel complesso i vari diplomati sembrano essere più o meno sullo stesso livello per quanto riguarda le caratteristiche di sovraistruzione e abbastanza in linea con quanto si registrava nel 2008, la situazione è molto più articolata se si guarda ai laureati: in particolare, mentre negli indirizzi di tipo medico solo l’8% dei giovani occupati è overeducated, si sale al 13,5% nel caso di ingegneria e architettura, per arrivare al 43,6% nelle discipline umanistiche, ambito che ha risentito di più degli effetti della crisi con un incremento di oltre 12 punti percentuali. Pesante anche la crescita dell’overeducation nelle scienze naturali (che comprendono, tra le altre, biologia, fisica, chimica), passate dal 17% all’attuale 26 %.

Per quanto riguarda il mismatching  la forbice resta ampia per i laureati: Il 52% per gli umanisti, il 37% per i laureati  in scienze sociali, il 25% per ingegneri ed architetti. Solo per i medici il mismatch si limita ad un modesto 7,9 %.

Dall’indagine condotta dal consorzio interuniversitario AlmaLaurea sui laureati 2009 emerge che a cinque anni di distanza dal conseguimento del titolo la maggioranza dei laureati (50,9%) utilizza in misura ridotta o per niente le competenze acquisite con il titolo di studio (con punte oltre il 60% per le discipline umanistiche) e oltre il 40% non è pienamente soddisfatto dell’efficacia del medesimo nel lavoro svolto (55% nelle discipline umanistiche, 45% nelle scienze sociali). Questo mismatch ci dice quanto ancora la scuola sia distante dalle imprese e come l’avvio del piano sull’alternanza scuola-lavoro obbligatoria per tutti i livelli dell’istruzione secondaria, avvicinando i giovani al mondo del lavoro e consentendo loro di testare in prima persona le attitudini personali, vada nella giusta direzione.

Il Sole 24Ore, marzo 2016