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DATE DEI SOLDI A QUELLE STARTUP

03 Mar 16
AVF Staff
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Gli startupper non hanno vita facile ovunque nel mondo, ma in Italia un’idea buona difficilmente trova benzina per andare avanti a meno che non guardi oltre i confini. Gli incubatori si moltiplicano, le leggi migliorano, il fondo di garanzia dà almeno una spinta iniziale, ma gli investimenti in venture capital (cioè in aziende ad alto rischio nelle loro fasi iniziali) in Italia nel 2015 sono stati pari a 0,1 miliardi euro, in Francia 1,8 miliardi, in Germania 2,6 miliardi; nel Regno Unito 4,3; nell’area di New York 7; a San Francisco (la Silicon Valley) 27 miliardi.

In tale contesto assume importanza il nuovo approccio agli investimenti nelle piccole imprese innovative adottato a Trieste: un incubatore con dentro Microsoft, una società di informatica, l’università e un parco scientifico all’avanguardia, che in base ad un approccio di “open innovation” mette in contatto grandi e piccole imprese. Quest’ultime possono divenire fornitori delle grandi, fare accordi che facilitino la visibilità internazionale, o semplicemente essere comprate; un modo comunque per poter crescere e non scomparire senza lasciar traccia.

La città di Trieste, che è vissuta largamente di interventi pubblici, ha creato le premesse per questo nuovo sviluppo.  L’Area Science Park (che sottostà al ministero dell’Istruzione, università e ricerca) ospita al suo interno sia  le meraviglie della fisica di base e applicata del laboratorio Elettra di Sincrotrone, sia 45 imprese a carattere scientifico delle quali sei sono arrivate all’exit. Una di queste imprese, Teorema Engineering, oltre ad essere cresciuta fino a 120 dipendenti (tra Trieste, Milano e Padova), ha deciso di creare un nuovo tipo di incubatore, Tilt, al cui funzionamento concorressero essa stessa, il parco scientifico, l’università di Trieste, ma soprattutto una grande impresa come Microsoft. Nel giro di un paio d’anni si mira ad arrivare ad ospitare una trentina di startup dell’ICT per poi tenerle a Trieste e creare così un ecosistema. Grazie a un accordo appena siglato con Invitalia Ventures ciascuna startup riceverà una media di 100mila euro per il primo round. Ma a qualificare il progetto è la presenza della multinazionale di Redmond, Microsoft, che non si limiterà a fornire la tecnologia per tre anni alle società, ma porterà le startup che nasceranno a Trieste ad incontrare un gruppo di 7-8 grandi imprese a Milano (capitale delle imprese innovative italiane). Con esse ci saranno le startup che verranno dagli altri incubatori dove Microsoft ha già messo il naso:  il Polihub (acceleratore del Politecnico di Milano), I3P (Politecnico di Torino), Luiss Enlab (Roma), H-Farm (storico incubatore, ora quotato, tra Treviso e Venezia). Ma ci saranno anche nuovi luoghi da cui pescare altre startup: si parla di Genova, ma anche di città del Sud quali, ad esempio, Cosenza e Catania. Attraverso queste cross-fertilization le Pmi possono dare idee alle grandi aziende e quest’ultime venendo a conoscere le loro innovazioni, traggono vantaggio dal finanziarle e magari comprarle.

In base ad un progetto chiamato “Grow it up” Milano fungerà da catalizzatore per trovare grandi aziende che peschino dalle startup anche di Tilt. Dieci settori considerati ad alto potenziale di crescita saranno oggetto del progetto: dal “mare” alla ricerca sui materiali, dal cibo ai tessuti.  A una decina di startup per “settore” sarà data l’opportunità di mettersi in contatto con 7-8 grandi imprese. Si tratterà di trasferimenti di conoscenza attraverso manager che le corporation metteranno a disposizione per parlare di strategie di marketing o di finanza, ma anche di opportunità commerciali, in un rapporto tra nani e giganti meno sbilanciato del solito.

Linkiesta, marzo 2016