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COME STA (GIA’) CAMBIANDO IL LAVORO IN ITALIA?

25 Gen 16
AVF Staff
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I primi decreti del Jobs Act dello scorso dicembre 2014 rivolti alla creazione di  nuove norme sui licenziamenti e sulle assunzioni attraverso contratti a tutele crescenti hanno di fatto mirato a rafforzare il lavoro subordinato a tempo indeterminato come la forma contrattuale prevalente nel nostro paese.

Tuttavia, lo sviluppo tecnologico ha portato all’emergere di cicli di vita dei prodotti sempre più brevi ed a cambiamenti nella divisione del lavoro contraddistinti principalmente da un incremento dei processi di esternalizzazione dei servizi al di fuori delle strutture interne alle imprese e alla pubblica amministrazione.

Questi mutamenti, che hanno consentito sempre di più di lavorare in maniera indipendente dai luoghi e dagli orari, hanno portato all’aumento negli ultimi anni dei lavoratori autonomi professionali. Un aumento che, sebbene comune a tutti i paesi avanzati, in Italia si è manifestato con maggiore intensità dal momento che vi è stata la consapevolezza del minor costo (a parità di servizi) nel ricorso a risorse esterne, accompagnato spesso anche da competenze più elevate.

Secondo la presidente di Acta (Associazione Consulenti Terziario Avanzato) il lavoro autonomo tradizionale (artigiani e commercianti),  non sarebbe invece in crescita, nonostante nel nostro paese, come in quelli del sud del mondo, la percentuale di tale tipologia di lavoro sia sempre stata elevata.  Sempre a parere della presidente di Acta, a questo scarso valore attribuito al lavoro autonomo professionale si aggiunge la questione delle false partite Iva rispetto alle quali la legge Fornero ha cercato di intervenire ma con norme che di fatto possono essere raggirate.

Un passo avanti andrebbe dunque compiuto nei confronti del riconoscimento del lavoro autonomo e professionale come forma di lavoro normale e non anomalo; riconoscimento che può essere realizzato con una serie di interventi relativi, ad esempio, alle questioni fiscali e previdenziali; all’eliminazione dei vincoli che escludono i freelance dalla partecipazione a bandi pubblici; all’introduzione di norme che garantiscano tempi certi ed accettabili di pagamento.

Il Sole 24ORE, 8 gennaio 2015