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COME E PERCHÉ STA CAMBIANDO IL “MITO” DEL TEMPO INDETERMINATO

09 Mag 16
AVF Staff
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Nell’attuale mercato del lavoro, fortemente mutato, dove sono in evoluzione la normativa, il lessico e le dinamiche, cambia inevitabilmente anche l’approccio di lavoratori e aziende nei confronti di un mondo del lavoro più fluido. E il riuscire ad adattarsi non è più una possibilità ma diventa la regola.

In un contesto in cui il caposaldo dell’articolo 18 è stato scardinato dal Jobs Act e in cui il timore di assumere con contratti a lunga scadenza è subordinato all’imprevedibilità e all’accorciamento dei cicli economici globali, le persone condividono sempre di più l’importanza di puntare su se stessi, più che sul posto fisso o su un’azienda specifica;  sull’importanza di formarsi, acquisire nuove hard e soft skill, di crescere e rendere il proprio profilo professionale unico, indispensabile ma al contempo altamente spendibile sul mercato globale, all’interno di molteplici realtà aziendali.
Dalla ricerca Adecco commissionata a Community Media Research dal titolo “Gli italiani e il lavoro a tempo indeterminato, tra miti e desideri” emerge infatti che oltre la metà degli intervistati (il 57,6%) è d’accordo nel dire che “chi si mette in proprio ha maggiori possibilità di valorizzare le proprie capacità” e che nella scelta di un lavoro più che il tempo indeterminato, ciò che conta sono le prospettive di crescita professionale (56,9%). Oltre il 75% del campione è d’accordo nel dire che il contratto a tempo indeterminato consente di fare progetti e guardare con maggiore serenità al futuro. Rimane però un’alta percentuale del campione (56,8%) che si trova d’accordo nel pensare che il contratto a tempo indeterminato non sia più una garanzia come anni fa o che sia una sicurezza illusoria perché oggi è possibile licenziare più facilmente (53,1%). Non solo, la crescita e la realizzazione professionale passano attraverso esperienze differenti. Il 38% dei lavoratori a tempo indeterminato, infatti, esprime un giudizio contrastante e sono divisi tra l’ideale del posto fisso e la percezione del mondo che sta cambiando.

Il mito del posto fisso sembra dunque che si stia pian piano tramontando a favore di un cambiamento culturale che privilegia il merito, la crescita delle competenze, la varietà di esperienze rispetto alla staticità del lavoro a tempo indeterminato tradizionale. Gli italiani risultano sempre più interessati alla carriera e ad essere dunque più pronti, più preparati a competere sul mercato globale del lavoro per avere maggiore occupabilità. In questo senso, l’acquisizione di skill, sia soft che hard, diventa prioritaria rispetto al mantenere un contratto a tempo indeterminato che non sembra rappresentare più una garanzia come in passato.

 ADECCO ITALIA

 “GLI ITALIANI E IL LAVORO A TEMPO INDETERMINATO, TRA MITI E DESIDERI”