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ALTA FORMAZIONE E RICERCA: IL FUTURO È NELL’APPRENDISTATO

12 Feb 16
AVF Staff
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Più di dieci anni fa, prendendo esempio da una decennale esperienza positiva francese, nasceva la tipologia contrattuale dell’apprendistato di alta formazione, introdotto dall’articolo 50 del dlgs. 276/2003, attraverso l’attuazione della cosiddetta legge Biagi.

Tale forma contrattuale, che è tutt’ora in evoluzione, consente ai giovani tra i 18 e i 29 anni di acquisire la possibilità di conseguire non solo una qualifica o un diploma professionale, bensì anche un diploma tecnico superiore, una laurea o un dottorato di ricerca; attraverso l’apprendistato viene data poi la possibilità di svolgere attività di ricerca in impresa, svincolata da un titolo di studio; oppure la possibilità di compiere parte del praticantato per l’accesso alle professioni.

Un contratto dunque che offre, indipendentemente dalle sue forme, una possibilità di raccordo ed integrazione fra sistemi formativi e mercato del lavoro, anche nei casi in cui le competenze in gioco siano particolarmente avanzate e specialistiche.

La scarsa diffusione di questa tipologia di contratti, trascurata anche dalla contrattazione collettiva nazionale, sembrerebbe risiedere principalmente in due deficit della nostra cultura.

Da un lato gli scarsissimi investimenti in ricerca e sviluppo, dall’altro il mutuo sospetto con il quale sia imprese che  istituzioni formative vedono l’interazione scuola/lavoro; nonostante molte esperienze internazionali, a parere di numerosi economisti, dimostrino come il successo di alcuni paesi avanzati ad elevati tassi di crescita ed occupazione risieda  nell’abilità con cui gli imprenditori del luogo traducono in realtà commerciali la ricerca scientifica di carattere accademico.

A parere di un recente studio della Banca D’Italia le difficoltà delle imprese italiane ad adottare nuove tecnologie sembrerebbe, invece, risiedere nella mancanza di adeguate competenze per la gestione delle medesime.

Comunque sia, come le storie di successo italiane dimostrano, l’attivazione di un apprendistato di alta formazione e di ricerca apporta vantaggi sotto vari punti di vista.

Attraverso questa tipologia contrattuale  l’apprendista può anticipare l’ingresso nel mondo del lavoro pur restando inserito in un percorso formativo di alto livello; inoltre, trattandosi di un vero e proprio contratto di lavoro, acquisisce diritto ad un regolare stipendio nonché ad assicurazione contro gli infortuni e le malattie professionali, assicurazione contro le malattie, maternità, assegno familiare.

Per quanto riguarda le aziende l’apprendistato è un’opportunità per incidere concretamente sul piano didattico attraverso l’investimento in capitale umano altamente mirato e su misura. Inoltre, soprattutto per le PMI, rappresenta una straordinaria occasione per investire in ricerca e sviluppo con benefici anche in termini contributivi.

Dal lato delle agenzie/istituzioni formative l’apprendistato consente di comprendere meglio quali siano le capacità e le competenze professionali richieste dal mercato e di adeguare così i loro programmi e percorsi formativi. Le istituzioni universitarie e formative possono poi considerare l’apprendistato di alta formazione e di ricerca come un’opportunità per intercettare investimenti privati, più o meno cospicui, favorendo così lo sviluppo di  un mercato della ricerca.

In conclusione l’apprendistato di alta formazione e di ricerca non disegna dunque percorsi di “semplice alternanza”, ma di vera e propria integrazione tra formazione e lavoro. Percorsi che possono essere applicati, come mostrano esempi virtuosi, non solo ai settore tecnico-scientifico.

Il Sole 24ORE, dicembre 2014