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AL ROBOT SOPRAVVIVERANNO ARTIGIANI E GENI INFORMATICI

03 Feb 16
AVF Staff
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Secondo un’indagine svolta da uno dei centri di ricerca economici più accreditati del Regno Unito, e pubblicata per la rivista  “The Resident”,  i mestieri basati sul saper fare sono tra i lavori più favoriti del prossimo decennio assieme, tra gli altri, a occupazioni come l’analista di dati informatici e l’infermiera specializzata nella cura di anziani, l’ingegnere (e tutte le attività tecniche della filiera) per impianti di energie rinnovabili e lo sviluppatore di software.

Le ragioni che portano a prevedere l’emergere dei mestieri basati sul saper fare trovano fondamento nel fatto che i mercati in rete faciliteranno la vendita di manufatti artigianali destinati a soddisfare le esigenze del crescente numero di persone che preferiscono prodotti basati su il locale, il biologico ed il creato su misura rispetto a quelli di massa.

I risultati di questa indagine costituiscono dunque una sorta di antidoto all’allarme lanciato al World Economic Forum di Davos in base al quale i robot, attraverso i processi di automazione che si innescheranno nei prossimi anni, porteranno a spiazzare un elevato numero di posti di lavoro caratterizzati da mansioni routinarie, causando così una forte contrazione dell’occupazione.

Per quanto riguarda l’incidenza dei lavoratori esperti in informatica e telecomunicazioni sul totale dell’occupazione l’Eurostat ha da poco certificato che, a livello europeo, l’Italia si trova agli ultimi posti. Alla fine del 2014, l’Italia si è fermata al 2,5% contro una media del 3,7% dell’Ue. Dietro di noi, solo Cipro, Lettonia, Bulgaria, Lituania e Grecia; mentre ai primi posti troviamo Finlandia (6,7%), Svezia(6%) e Lussemburgo (5,1%). Tra il 2011 e il 2015 la quota di occupati tecnologici italiani è salita dello 0,2% contro una media europea dello 0,5%.

Le  previsioni a dieci/venti anni del Bureau of Labor Statistics (Bls) confermano le affermazioni del futurologo britannico Ian Pearson, autore del famoso libro “You Tomorrow”, in base alle quali ci sarà un assoluto bisogno di competenze umane e molti mestieri tradizionali rimarranno, anche se verranno riadattati;  gli spazi per le produzioni su misura si allargheranno; inoltre, l’incidenza sull’occupazione della cura alla persona aumenterà a causa della crescita di aspettativa della vita media. Tra i nuovi mestieri per i quali è previsto un incremento/riadattamento due sembrano combinare innovazione e manualità artigianale: il “body part maker” (per produrre in laboratorio membra o tessuti necessari a ricostruire parti del corpo umano) e il costruttore di micro impianti di monitoraggio della salute o di auto-medicazione del malato. Un ruolo importante lo avranno le due ruote: costruttore di biciclette artigianali, adattatore, personalizzatore, riparatore. In aumento anche la filiera delle stampanti 3D (e tra poco 4D) che utilizzano materiali plastici “sparati” dal laser per costruire oggetti, ma anche macchinari, secondo il proprio gusto o le proprie necessità. Non mancheranno comunque gli spazi di crescita per le attività artigianali classiche. Prima di tutto l’intera filiera della manutenzione (in onore alla filosofia del riuso, anche per motivi economici) e del tagliato su misura, nell’abbigliamento, ma non solo. Un futuro roseo è inoltre previsto anche per idraulici ed elettricisti; meglio se digitali, in grado di predisporre, controllare, manutenere anche i sempre più sofisticati impianti moderni.

Repubblica, febbraio 2016