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CORPORATE VENTURE CAPITAL, DALLE MULTINAZIONALI INVESTIMENTI RECORD NEL 2015

11 Apr 16
AVF Staff
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In base a quanto emerge dal report di Cb Insights “The 2015 global corporate venture capital year in review- A comprehensive data-driven look at 2015’s corporate venture capital activity globally” le nuove divisioni di grandi imprese o di multinazionali dedicate a investimenti in capitale di rischio continuano ad immettere flussi di denaro nell’ecosistema del venture capital, facendo più che raddoppiare il numero di Cvc dal 2011 ad oggi. A fine 2015, tuttavia, si è registrato un calo di questo trend. Limitatamente ai deal l’attività del corporate venture è invece cresciuta soltanto del 4% di anno in anno.

A livello mondiale i finanziamenti ai quali hanno partecipato nell’ultimo anno le unità di venture capital delle grandi aziende risultano 1301, per un totale di 28,4 miliardi di dollari, raggiungendo un incremento del 70% rispetto al 2014. Nel 2015 sono cresciuti i Cvc che hanno fatto investimenti sia in fase seed sia in una fase più matura della società nella quale investivano.

Gli investimenti diretti di corporate in startup corrispondono a 668 per un totale di 26,9 miliardi di fondi raccolti. Le startup nordamericane hanno conquistato il primo posto dei finanziamenti da Corporate Venture mondiali (69% nel primo trimeste e 59% nel terzo trimestre), mentre quelle asiatiche e quelle europee si collocano, rispettivamente, al secondo e terzo posto.

La numero uno delle corporate che investono in capitale di rischio è risultata Intel Capital, la divisione di Intel Corporation nata per gestire venture capital, investimenti internazionali, merger e acquisizioni. Nel 2015 Intel Capital ha investito il 18% in più di GV (la ex Google Ventures), che si è così posizionata al secondo posto. Il Cv di Intel ha realizzato massicci investimenti all’estero, con il 32% di essi in società esterne al mercato statunitense.

Il settore dominante dei finanziamenti di Cvc statunitensi continua ad essere internet (34% nel primo trimestre, 49% a fine anno 2015); seguono, quasi a pari merito, l’healthcare (17,2%) ed il mobile (16.5%).

EconomyUp, aprile 2016