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4 MODI IN CUI I MAKERS STANNO CAMBIANDO IL MONDO

04 Feb 16
AVF Staff
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Nel linguaggio comune i termini quali hackathons, techshops, makerspaces sono sempre più diffusi in quanto rappresentano un crescente movimento culturale globale di persone di tutte le età che progettano, realizzano e spesso commercializzano i loro prodotti.  Nell’era dei makers,  ovvero degli “artigiani digitali”, tutti possono essere degli imprenditori, degli inventori e degli innovatori. Le innovazioni e le scoperte non sono più infatti prodotte esclusivamente dagli scienziati in camice bianco da laboratorio o attraverso i dipartimenti di  R&D delle grandi corporations. Il potenziale impatto dei makers sul mondo è notevole e si riflette in vari ambiti: occupazione e crescita economica; trasformazione dell’istruzione; collaborazione innovativa e risoluzione di problemi globali.

I makers sono qualche cosa di più che semplici riparatori ed hobbisti; sono i proprietari di piccole aziende e creatori di lavoro. Notevole è il loro impatto in termini di occupazione e crescita economica. Secondo Atmel, una società che disegna e produce semiconduttori e microcontrollori, i makers apportano ogni anno all’economia $29 miliardi  e più di $116 milioni provengono dai progetti  legati alla tecnologia e finanziati su Kickstarter (un sito web di crowdfunding per progetti creativi). Secondo The Grommet, poi,  il business delle stampanti 3d è in forte espansione con un fatturato atteso di $4 miliardi entro il 2025. Attraverso i makerspaces , ovvero laboratori dotati di spazi di lavoro, attrezzature, macchine digitali e non (stampanti 3D, tagliatrici laser e sofisticati macchine utensili) imprenditori ed investitori riescono non solo a realizzare le loro idee, ma anche a costruire prototipi a buon mercato. Servizi  di prototipazione per conto degli utenti vengono offerti dai makers attraverso i TechShops, ovvero una catena di laboratori attrezzati dotati di uno staff full-time con otto sedi negli Stati Uniti, ma che si sta espandendo in nuovi mercati, incluso quello europeo.

Nella sua espressione più semplice making sta per “imparare facendo”. Dalle scuole elementari alle università le istituzioni educative stanno abbracciando il making come una pratica per coinvolgere gli studenti nell’apprendimento e per promuovere la creatività e la capacità di pensiero critico. Albemarle County Public Schools in Virginia ha creato makerspaces in alcune delle sue scuole e sviluppato curriculum che incorporano il making.  Abilene Christian University in Texas ha aperto un laboratorio Maker di 8000 mq. per “abbattere i confini della creatività, ampliare i confini dell’apprendimento degli studenti e del loro impegno con il mondo”. Maker Media, una piattaforma  globale per connettere fra di loro i makers (attraverso media,  eventi ed  e-commerce), offre un Makerspace Playbook gratuito a tutti coloro che sperano di avviare un markerspace in una scuola o in una comunità.

I makers sono poi dei condivisori; pubblicano le loro realizzazioni online in modo che altri possano imparare da loro.  Il making è spesso associato con la mentalità del “fai da te” (DIY), ma promuove anche l’approccio “fai con altri” (DIWO). La crescente proliferazione di makerspaces, faires maker e dei fabrication lab sta così aumentando la possibilità di sviluppare pratiche di innovazione collaborativa.  I makers, inoltre, contribuiscono molto alla crescita globale dell’ Internet delle cose  ,  ovvero di oggetti che, uniti in rete, trasferiscono dati senza richiedere l’interazione umana. Imprese affermate stanno prendendo atto di come la cultura dei maker stia stimolando l’innovazione e lo sfruttamento in proprio della stessa. GE ha creato un proprio makerspace e Ford ha collaborato con TechShop per stimolare innovazioni di automobili. In Cisco, gli studenti del programma Cisco Networking Academy hanno l’opportunità di sperimentare il making sul campo, trascorrendo giorni a progettare, creare prototipi e a commercializzare dispositivi elettronici in grado di migliorare l’istruzione.

Gli studenti vengono inoltre incoraggiati ad utilizzare la propria creatività e le proprie competenze tecnologiche per diventare risolutori di problemi globali e contribuire così a migliorare la qualità della vita delle persone e a proteggere l’ambiente. Le Defi Cisco, ad esempio, è una competizione che in Francia incoraggia gli studenti universitari e giovani imprenditori a sfruttare le connessioni tra persone, processi, dati e cose per risolvere una sfida sociale o ambientale.

HuffPost IMPACT, agosto 2015