Monthly Archives:aprile 2016

BANDO DELLA REGIONE TOSCANA PER ACCEDERE AI VOUCHER ALTA FORMAZIONE PER MASTER IN ITALIA

30 Apr 16
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Il voucher consentirà la copertura totale o parziale delle spese di iscrizione al master fino ad un importo massimo di 4.000 euro.

SCADENZA DEL BANDO:  31 maggio 2016

REQUISITI RICHIESTI PER LA PRESENTAZIONE DELLA DOMANDA:

  1. titolo di studio (laurea, laurea magistrale, o laurea vecchio ordinamento);
  2. residenza in Toscana;
  3. età fino a 35 anni (non compiuti);
  4. Isee universitario (2016) non superiore a 40.000 euro;
  5. non aver usufruito del voucher regionale alta formazione di cui al Decreto n. 893 del 7-3-2012 e del voucher alta formazione all’estero di cui al Decreto n. 238 del 25-1-2013.

VOUCHER ALTA FORMAZIONE PER MASTER IN ITALIA

LE IMPRESE GIOVANILI IN TOSCANA NEL 2015 SONO PIÙ DI 39MILA, IL 9,5%

29 Apr 16
AVF Staff
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Secondo la fotografia dell’imprenditoria giovanile scattata dal rapporto di Unioncamere Toscana, sulla base delle informazioni disponibili nel Registro delle imprese delle Camere di Commercio, in Italia un’impresa su dieci è guidata da giovani con meno di 35 anni.

Al 31 dicembre 2015 Il numero delle imprese giovanili ammonta a più di 600mila unità delle quali circa il 6% si trova in Toscana dove se ne contano 39.331 (su un totale di 414.757 imprese). In termini di quota di imprese giovanili la Toscana risulta all’11° posto (9,5%), preceduta di gran lunga da tutte le regioni del Sud (Calabria in testa con il 14,8%) e con un distacco minore da Lazio (10,1%) e Piemonte (9,8%).  

A livello nazionale negli ultimi anni la componente giovanile dell’imprenditoria è passata da un’incidenza dell’11,4% nel 2011 al 10,3% nel 2015. In Toscana la percentuale di imprenditori giovani è scesa dal 10,7% al 9,5% nell’ultimo quinquennio ed è rimasta sempre al di sotto della media nazionale. Le iscrizioni di imprese ad opera di under 35 in Toscana nell’ultimo anno sono state 8.252, con un’incidenza del 30,5% (contro il 32,1% nazionale); dal 2011 il loro peso sul totale delle iscrizioni è diminuito di quasi due punti percentuali.

Se tuttavia si osserva la percentuale di imprese giovanili sulla popolazione di persone 18-35 anni residenti nelle varie regioni la graduatoria cambia notevolmente e la Toscana sale in 3° posizione, con un indicatore di 59 aziende giovanili ogni 1000 giovani residenti. In testa alla graduatoria provinciale per incidenza delle imprese giovanili troviamo Prato con 4mila aziende (il 12,2%), a seguire Pisa (4.400) e Pistoia (3.300), dove il 10% del sistema-impresa è guidato da persone con meno di 35 anni. Continuando con la classifica troviamo: Massa Carrara, Arezzo e Lucca con quote di imprese giovanili in linea con la media regionale. In coda Firenze, Siena e Grosseto con circa l’8% di imprese under35.

Per quanto riguarda le forme giuridiche la stragrande maggioranza delle imprese giovanili con sede in Toscana sono ditte individuali (75%, oltre 29mila), ovvero le forme di più piccole dimensioni, che vengono scelte anche dal 50% degli imprenditori non più giovani (con oltre 35 anni). Solo il 15% delle aziende giovanili è costituito sotto forma di Società di capitali (quasi 6mila), la tipologia più strutturata e solida di impresa che negli ultimi anni sta prendendo sempre più quota anche fra gli imprenditori over 35 (il 25% delle aziende toscane non giovanili sono Società di capitali).

Per quanto attiene la tipologia dei settori il 38% delle imprese giovanili della Toscana si occupa di produzione di beni ed il 62% produce servizi. In quest’ultimo ambito la parte del leone la fa il settore commerciale con oltre 10mila esercizi aperti al pubblico, che assorbono il 29% delle aziende di giovani. Le imprese giovanili del turismo (alberghi e ristoranti) sono il 10% (circa 3.800 unità), mentre oltre 8mila sono quelle che svolgono servizi alle imprese (noleggio, pulizie, ecc..) e alla persona (estetiste, parrucchieri, ecc..). Una fetta importante di giovani imprenditori si cimenta in attività operanti nel campo delle costruzioni (7mila, il 19%) e altri 4mila in quelle manifatturiere, soprattutto del sistema moda, che conta 2mila imprese a conduzione giovanile ed in particolare dell’abbigliamento (1.200, concentrate soprattutto a Prato). Prende sempre più corpo anche il settore dell’agricoltura, che in Toscana raccoglie 41mila aziende di cui l’8% (quasi 3mila) sono guidate da giovani.

Nel corso del 2015 gli under 35 hanno aperto in Toscana più di 8mila nuove imprese (il 30% del totale delle iscrizioni) scegliendo soprattutto il commercio (1.730 iscrizioni), le costruzioni (914) e l’agricoltura (781). Le attività produttive manifatturiere avviate ad opera di under 35 sono state 651 e 350 le nuove imprese turistiche (alberghi e ristoranti).
A caratterizzarsi come settori più «giovanili» del 2015 sono le attività finanziarie e assicurative (dove il 46% delle nuove iniziative è opera di under 35) e quelle agricole (con il 38% delle iscrizioni dovuto ai giovani), in quest’ultimo caso grazie anche agli incentivi varati dalla Regione Toscana. In terza posizione troviamo il commercio (con il 35% di nuove iscrizioni), in quarta e quinta le costruzioni (33%) ed il turismo (31%); nelle ultime posizioni, che risultano dunque le meno attrattive per i giovani che tentano l’avventura imprenditoriale, l’industria (25%) e le attività immobiliari (21%).

Negli ultimi cinque anni l’agricoltura è risultato l’unico settore ad aver registrato un aumento in termini di quota di imprese giovanili (dal 6,6% del 2011 al 7,0% nel 2015). Per quanto riguarda commercio e turismo, nel quinquennio il peso delle aziende giovanili è rimasto stabile, così come in generale per tutte le attività dei servizi. I settori che invece hanno perso progressivamente attrattiva per i nuovi giovani imprenditori sono le attività industriali (dall’8,3% al 7,1%) e soprattutto le costruzioni, che hanno visto il proprio peso scendere dal 16,8% all’11,5%.

Per completare l’identikit delle imprese under 35 della Toscana è da rilevare che Il 30% delle stesse sono aziende femminili (11.754), cioè guidate in prevalenza da donne con meno di 35 anni. Inoltre un’azienda giovanile su tre è straniera, ovvero 12.587 aziende guidate da giovani nati oltreconfine su 39mila. Su un totale di 52mila aziende straniere, l’incidenza delle giovanili è di circa un’impresa su quattro (il 24%). Infine la stragrande maggioranza delle aziende giovanili toscane, che risultano essere ditte individuali di piccole dimensioni, spesso fanno parte dell’artigianato (12.314 aziende artigiane guidate da under 35).

MET, aprile 2016

LE IMPRESE GIOVANILI DELLA TOSCANA NEL 2015

BIG DATA SCIENTIST, IL LAVORO DA 100MILA EURO L’ANNO (MA QUANTO DURERA’?)

28 Apr 16
AVF Staff
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Quella dei Big data scientist, che negli Stati Uniti arrivano a uno stipendio a sei cifre (da 85mila a 175mila dollari l’anno), risulta la professione emergente del XXI secolo.

Due le ragioni per le quali i Big data scientist raggiungono stipendi così elevati. La prima risiede nel fatto che questi professionisti “traducendo” un’enorme e complessa mole di dati in strategie chiave possono portare un grande valore aggiunto alle aziende attraverso la moltiplicazione delle opportunità di business. L’altra ragione risiede nel fatto che c’è una grande scarsità di professionisti di questo tipo in giro per il mondo.

Pare che a Facebook e Linkedin i data scientist siano pagati più degli ingegneri informatici. Quella del Big data scientist è una figura a competenze plurime: deve saper gestire, acquisire, organizzare ed elaborare dati. Ma anche sapere come e quali informazioni estrarre, nonché essere in grado di comunicare cosa suggeriscono i dati, proponendo innovative e complesse strategie di business.

Anche in Italia c’è grande attenzione ai Big data scientist. A partire per esempio dalle compagnie assicurative che hanno abbondanza di attuari (ovvero di professionisti che determinano l’andamento futuro di variabili demografiche ed economico-finanziarie), ma che adesso iniziano a comprendere di aver bisogno anche di nuove figure professionali, in grado di disegnare strategie sulla base dei “big data” raccolti online.

Quella del data scientist sarà dunque nei prossimi anni tra le figure più ricercate nel mondo del lavoro  e sono sempre più numerose le università che preparano percorsi post-universitari aperti a tutti i curriculum.

McKinsey stima che entro il 2018 ci sarà una domanda di queste figure professionali superiore del 40-60% rispetto all’offerta.

Tuttavia dagli Stati Uniti iniziano a levarsi alcune perplessità. Secondo il capo della sicurezza informatica di ADP l’alta domanda di Data scientist potrebbe infatti presto crollare per la concorrenza dei robot. Con il tempo, i software saranno sempre più in grado di svolgere i lavori oggi appannaggio dei data scientist.  Le nuove generazioni di tools miglioreranno i flussi di lavoro e l’interpretazione algoritmica delle enormi masse di dati raccolti, ma questo processo di automazione tenderà a eliminare gran parte della domanda per i data scientist umani e a spazzare via un bel po’ di potenziali posti di lavoro.

Il Sole 24Ore, aprile 2016

IL TURISMO DIGITALE: ECCO A CHE PUNTO SIAMO

27 Apr 16
AVF Staff
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Secondo i dati dell’Osservatorio Innovazione Digitale nel Turismo del Politecnico di Milano la spesa digitale degli italiani per il turismo si attesta attorno ai 7 miliardi e ammonta al 22% della spesa totale per un valore di 31,5 miliardi (escluso l’incoming ovvero la spesa di turisti stranieri in viaggio in Italia)

In particolare il mobile commerce degli italiani nell’ambito del turismo nel 2014 è cresciuto del 40% rispetto all’anno precedente attestandosi attorno a 340 milioni. Gli acquisti 2014 per turismo e viaggi in Italia, sia riguardanti gli italiani che restano in Italia o gli italiani che vanno all’estero, sia riguardanti gli stranieri che vengono in Italia, sono rimasti praticamente stazionari (+1%) rispetto all’anno precedente, arrivando a sfiorare i 50 miliardi di euro.

Questa crescita limitata deriva da due componenti di spesa con andamenti molto diversi: da una parte una spesa tradizionale in stallo rispetto al 2013, dall’altra una spesa più innovativa, che passa attraverso i canali digitali, in crescita del 10%, per un valore complessivo vicino a 9 miliardi di euro nel 2014.

Aumenta così il peso della componente digitale sul totale sia in valore, passando dal 16% del 2013 al 18% del 2014, sia a livello di importanza attuale e prospettica nelle considerazioni strategiche delle aziende di settore. Se guardiamo alla spesa digitale complessiva, il 46% della spesa turistica digitale è riconducibile a viaggi domestici, in crescita dell’11% rispetto al 2013. Il 34% è generato dai viaggi di italiani all’estero (outgoing) in crescita del +9% rispetto al 2013. Il rimanente 20% è la spesa degli stranieri in Italia (incoming) in crescita del 6% rispetto al 2013. La spesa viene destinata a viaggi in Italia per il 57% (+11% in valore assoluto rispetto al 2013) e a viaggi all’estero per il 43% (+9% rispetto allo scorso anno)

Crescono tutti i settori merceologici: quello raccolto dalle strutture ricettive aumenta del 6% rispetto al 2013, il settore dei trasporti cresce dell’11%, quello dei pacchetti viaggio cresce del 13%. Rispetto allo scorso anno non cambia la composizione a livello di prodotti acquistati: il settore dei trasporti pesa per il 77% della spesa digitale nel turismo, il 12% è destinato a pacchetti viaggio e l’11% direttamente alle strutture ricettive.

Recentemente il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, intervenendo alla seduta conclusiva  del laboratorio del turismo digitale del MiBACT, istituito al fine di definire e favorire l’attuazione della strategia digitale per il turismo in Italia, ha sottolineato come sia fondamentale recuperare il divario digitale in questo settore per poter rilanciare il nostro turismo dal momento che le attitudini ed i comportamenti dei viaggiatori sono sempre più orientati dal web. Il 91% di chi ha un accesso a internet ha prenotato online almeno un prodotto o un servizio turistico nell’ultimo anno e utilizza i motori di ricerca come fonte principale per pianificare una vacanza; il 42% utilizza smartphone o tablet per pianificare, prenotare e informarsi e il 68% cerca sul web prima di decidere luogo e modalità del suo viaggio.

Il Piano strategico per la digitalizzazione del turismo italiano, elaborato dal laboratorio del turismo digitale del MiBACT e consegnato al Ministro, sarà dunque presto inserito nel Piano strategico del turismo e prevederà tre ambiti di intervento: interoperabilità e big data, sviluppo digitale e promozione e commercializzazione, declinati in 30 azioni concrete destinate a essere realizzate dal nuovo ENIT.

RAI SCUOLA

L’OSSERVATORIO INNOVAZIONE DIGITALE NEL TURISMO

INCONTRO DI PRESENTAZIONE DI ADACI (Associazione Italiana degli Acquisti e del Supply Management)

26 Apr 16
AVF Staff
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LUNEDI’ 9 MAGGIO 2016

ORE  9.30-11.30

INCONTRO DI PRESENTAZIONE dell’Associazione Italiana degli Acquisti e del Supply Management (ADACI)

PRESSO Polo delle Scienze Sociali, Edificio D4 – Aula 0.02, via delle Pandette 32, Firenze

DESTINATARI:  studenti, laureati di Triennale e Magistrale, dottorandi e dottori di ricerca con preferenza per le Scuole di INGEGNERIA ed ECONOMIA E MANAGEMENT

ISCRIZIONI APERTE: dal 27 aprile al 4 maggio

L’IMPRESA SI PRESENTA_ASSOCIAZIONE ADACI

INCONTRO DI SELEZIONE PER UN TIROCINIO RETRIBUITO FINALIZZATO AD UNA POSSIBILE ASSUNZIONE PRESSO CLOUDITALIA TELECOMUNICAZIONI SPA

26 Apr 16
AVF Staff
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MERCOLEDI’ 4 MAGGIO 2016,  ORE  9.30

LUOGO DELLA SELEZIONE: Cantiere Novoli, aule Bracco/Melis, edificio D6, via delle Pandette 9, Firenze

DESTINATARI: Laureati triennali e/o magistrali o studenti iscritti all’ultimo che conseguiranno il titolo entro il 2016, della Scuola di Ingegneria, della Scuola di Economia e Management e della Scuola di Studi Umanistici e della Formazione

CONOSCENZE RICHIESTE:   Piani di Marketing, Web Marketing (SEO), Social Media, Mobile marketing

ATTIVITÀ PREVISTE: I Tirocinanti verranno coinvolti in progetti che riguarderanno lo sviluppo di strategie di marketing, la gestione dei Social Media e la Comunicazione in ambito di Telecomunicazioni e Cloud.

DURATA DEL TIROCINIO: 6 mesi

SEDE DI LAVORO: Arezzo

ISCRIZIONI APERTE: dal 21 al 28 aprile

CAREER_LAB_CLOUDITALIA_040516

ANNUNCIO CLOUDITALIA_MARKETING E COMUNICAZIONE DIGITALE

Assemblea generale dei soci – 14/05/2016

20 Apr 16
adminAVF
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Alle ore 16,30 in prima convocazione ed alle ore
17,30 di sabato 14 maggio 2016
in seconda convocazione avrà luogo l’Assemblea
generale dei soci per trattare il seguente

Ordine del giorno
1. Comunicazioni
2. Approvazione del rendiconto morale e finanziario per
l’anno 2015
3. Deliberazione sull’ammontare della quota sociale per
il 2017
4. Istituzione di premi per le migliori tesi di laurea
5. Varie ed eventuali

Ti preghiamo di non mancare, tuttavia ti ricordiamo
che, in caso di impedimento, potrai delegare altro socio
a rappresentarti ritornandoci l’apposito unito tagliando.

Programma
ore 16,30 – Assemblea generale ordinaria dei soci (prima
convocazione).
ore 17,30 – Assemblea generale ordinaria dei soci (seconda
convocazione).
ore 18,30 – Celebrazione del venticinquesimo, del cinquantesimo
e del sessantesimo di laurea e
consegna delle medaglie ricordo.
– Consegna dei premi «Villa Favard», «Giuseppe
Parenti», «Armando Sapori».
ore 20,00 – Cena sociale.

Per maggiori informazioni clicca su:

14 maggio 2016

DIGITAL GENDER GAP: VALORIZZARE IL TALENTO FEMMINILE NEL SETTORE IT

20 Apr 16
AVF Staff
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La ricerca “Digital gender gap: valorizzare il talento femminile nel settore tecnologico”, condotta da NetConsulting cube per CA Technologies e Fondazione Sodalitas,  fotografa la situazione italiana delle donne impegnate in campo tecnologico, all’interno di un campione di 60 aziende coinvolte online, e gli orientamenti degli studenti delle scuole superiori in tema di future scelte formative e professionali.

I risultati dell’indagine mettono in evidenza che Il divario di genere è ancora molto elevato anche se in progressiva riduzione. Per quanto riguarda il tema dei livelli salariali secondo il 70% degli intervistati la Retribuzione Annua Lorda delle donne specializzate nell’IT è in linea con quella dei colleghi dell’altro sesso, a parità di ruolo e anzianità. Solo il 16,7% ha dichiarato salari inferiori del 10% per le donne a livello quadro, mentre il 12,5% ha evidenziato una disparità del 10% per le donne dirigenti.

Nel 70% delle aziende intervistate la quota di donne che attualmente ricopre ruoli tecnico-scientifici è inferiore al 25% del totale degli addetti impiegati in questi ambiti, una percentuale che scende al 10% nel 68% delle stesse realtà quando vengono considerati i livelli manageriali/dirigenziali.

Secondo l’Amministratore Delegato di CA Technologies Italia entro il 2020 nell’Unione Europea si registrerà un deficit di 825.000 risorse con competenze tecnologiche; un problema che può rivelarsi una grande opportunità per i giovani che si apprestano a scegliere un indirizzo di studi che lasci intravedere buone prospettive occupazionali.

I risultati dell’indagine mettono in luce che le donne hanno attitudini molto spiccate in termini di soft skill. I Responsabili delle Risorse Umane sottolineano, in particolare, che rispetto ai colleghi maschi le donne risultano più inclini al problem solving (75%), al multitasking (62,5%), alla gestione dei rapporti interpersonali e al team working (45,8%). Inoltre le stesse sembrano avere anche maggiore creatività e propensione all’innovazione (41,7%). Le disparità numeriche tra uomini e donne in ambiti STEM sembrerebbero derivare dall’attuale difficoltà nel reperire risorse di sesso femminile con competenze in discipline tecnico-scientifiche soprattutto a causa delle resistenze culturali interne all’organizzazione (45,8%), ma anche della mancanza sul mercato di laureate nelle discipline tecnico-scientifiche (29,2%) e dello scarso interesse da parte delle donne verso le professioni legate a tematiche di InformationTechnology (29,2%).

Al fine di colmare questo gap e attrarre un numero più elevato di risorse femminili una buona parte dei direttori del personale è impegnato nello sviluppo di pari opportunità di carriera rispetto agli uomini (47,8%), nella maggiore disponibilità di soluzioni lavorative part-time e flessibili, anche di smart working (43,4%), nonché nello sviluppo di percorsi formativi ad hoc per potenziare le competenze tecnico-scientifiche (30,4%).

Relativamente alla presenza di addetti di sesso femminile nelle strutture Information & Communication Technology (ICT) il 54% ha un titolo universitario e il 40% di queste ha una laurea in discipline STEM, con Ingegneria Informatica e Scienza dell’Informazione in testa. A fronte di una presenza femminile complessiva del 22,6% nelle aree ICT delle aziende del panel, nei casi in cui a guidare la struttura sia una donna la quota aumenta fino a raggiungere il 37,9%, mentre scende al 13,9% quando alla guida c’è un uomo.

Per quanto attiene all’inquadramento aziendale nelle organizzazioni ICT delle imprese interpellate i risultati rivelano una percentuale di donne a livello quadro pari al 49%, laddove il responsabile è una donna, e al 18,1% nei casi in cui a capo della struttura è un uomo. Dello stesso tenore i dati riguardanti la quota di donne dirigenti, che dal 3,5% nelle organizzazioni informatiche guidate da una donna si fermano all’1,4% se il responsabile è un uomo.

I ruoli principalmente ricoperti dalle donne in ambito tecnologico sono quelli di Responsabili di Area (48,6%), Project Manager (45,7%) e Sviluppatori/Programmatori (31,4%). Nelle organizzazioni ICT guidate da una donna, il profilo femminile prevalente è quello di Project Manager. Nei casi in cui è un uomo a dirigere la struttura, le donne sono più spesso impiegate nel ruolo di Sviluppatori / Programmatori.

Mediamente nel 2016 le figure di Project Manager e Sviluppatori/Programmatori saranno ancora le più ricercate nell’ambito delle divisioni ICT.

Dall’indagine emerge, inoltre, un crescente interesse verso l’assunzione di donne con profili adeguati a ricoprire il ruolo di Digital Manager, nelle aziende in cui il responsabile della funzione informatica è un uomo, e di Data Scientist dove invece è una donna a capo della struttura ICT.

In generale i Responsabili dei Sistemi Informativi contattati , in linea con quanto espresso dai colleghi delle risorse umane, sono concordi sul fatto che nei dipartimenti informatici le donne sono sottorappresentate nelle posizioni manageriali e di responsabilità e che le aziende dovrebbero incentivare una loro maggiore presenza.

Tutti i Direttori dei Sistemi Informativi intervistati ritengono che le donne avranno un peso sempre più rilevante nella richiesta di prodotti tecnologici molto personalizzati e dotati di maggiori funzionalità e servizi e che, di conseguenza, l’inserimento di donne all’interno dei team di sviluppo di nuovi prodotti/servizi tecnologici può dare un contributo significativo alla creazione di offerte maggiormente in grado di cogliere e indirizzare le esigenze dell’utenza femminile.

Il superamento degli stereotipi di genere e la scarsa propensione delle donne a seguire percorsi di studio e di carriera dove viene percepito più difficile il loro ingresso e l’ascesa professionale rappresenta, quindi, uno dei maggiori ostacoli sulla strada della parità in ambiti STEM. Una parità che, di fatto, viene invece rilevata quando a parlare sono i giovani in età scolare, pur nelle ancora significative differenze di percorsi formativi e prospettive di lavoro tra maschi e femmine.

A questo riguardo dall’analisi condotta da NetConsulting, su 216 studenti di età compresa tra i 14 e i 18 anni che frequentano Istituti tecnici/superiori (63,6% degli studenti) e Licei (36,4%), al fine di comprendere la propensione ad intraprendere un percorso di studi universitario e/o una carriera lavorativa nell’ambito delle discipline STEM in futuro, emerge che gli studenti maschi evidenziano un maggiore interesse verso le discipline tecnico-scientifiche a scuola (il 40% è molto interessato) rispetto a quanto espresso dalle studentesse (25,2%). Il 32,7% dei ragazzi dichiara di preferire le materie tecnico-scientifiche contro il 19,1% delle ragazze.

Nella scelta del futuro percorso di studi universitario solo il 10,8% del totale degli intervistati si dichiara ancora indeciso rispetto all’ambito in cui proseguire. Il 58,4% è orientato verso facoltà STEM, mentre il 30,8% intende intraprendere un indirizzo umanistico-sociale (economia, scienze politiche e giurisprudenza in primis). Tra le lauree nelle discipline STEM  Medicina (26,6%) e Biologia (20,1%) risultano ai primi due posti seguiti da ingegneria, mentre Informatica si posiziona al penultimo posto (solo il 6,1% la indica come potenziale scelta).

Le differenze appaiono marcate quando viene condotta un’analisi per genere. Gli studenti maschi infatti sono in generale più orientati verso un percorso di studi STEM, indicando al primo posto delle probabili scelte la laurea in Chimica (29,3%), mentre oltre la metà (53%) delle studentesse è orientata a proseguire studi di tipo umanistico-sociale o, se in ambito STEM, all’interno della facoltà di Medicina (32,2%).

In merito al futuro percorso professionale, il 39,9% ritiene che il settore in cui vi saranno maggiori opportunità professionali sarà quello Tecnologico, seguito da quello Farmaceutico (35,6%) e Chimico (29,8%).

RAI ECONOMIA

INNOVAZIONE SOCIALE: ECCO IL RAPPORTO DEL CERIIS

18 Apr 16
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Il secondo rapporto del CeRIIS sull’innovazione sociale italiana ha analizzato i progetti sociali innovativi e le componenti che li caratterizzano allo scopo di comprendere e descrivere i principali modelli di innovazione sociale utilizzati nel nostro Paese (specificità dei soggetti coinvolti e modalità con le quali interagiscono) come pure di incentivare lo sviluppo degli stessi attraverso il rafforzamento delle condizioni di contesto favorevoli.

L’analisi di tipo qualitativo è stata effettuata mediante l’identificazione di 462 casi  e la raccolta di 56 testimonianze da parte degli attori coinvolti nelle iniziative.

A livello settoriale la maggior parte dei progetti di innovazione sociale presi in esame (la cui caratteristica di base è quella di soddisfare un bisogno collettivo in maniera migliore di quanto fatto in precedenza) risulta concentrarsi sulla sharing economy (19%), l’assistenza (17%) e l’integrazione sociale (16%). Quelli della sharing and pooling economy riguardano per il 34% le piattaforme di condivisione di servizi e per il 23% il crowdfunding e il microcredito, mentre quelli relativi all’assistenza e all’integrazione sociale afferiscono a modelli organizzativi e gestionali per l’inserimento di figure svantaggiate: portatori di handicap (41%), immigrati (4%), sostegno agli anziani (5%), housing sociale (12%).

A livello di tipologia di innovazione non vi è una netta predominanza di una tipologia innovativa rispetto ad un’altra: il 35% dei casi esaminati è caratterizzato da innovazioni tecnologiche di prodotto/servizio offerto o di processo organizzativo e/o decisionale adottato, come pure da innovazioni relazionali basate su diverse modalità interattive o su differenti ruoli assunti dai soggetti coinvolti; il 30% dei progetti esaminati è caratterizzato poi da entrambe le innovazioni.

Per quanto riguarda la sostenibilità economico-finanziaria, ovvero la capacità potenziale dello stesso di generare entrate adeguate almeno alla copertura dei costi secondo un revenue model più o meno strutturato, la maggior parte delle iniziative risulta scarsamente sostenibile (54%). Tuttavia i progetti sostenibili si concentrano per lo più nella fase di scaling segno che innovazioni sociali prive di impatto strutturale difficilmente possono divenire autonome dal punto di vista economico-finanziario.

Infine gli attori protagonisti coinvolti risultano essere le NPO (no-profit organization), sia come attuatori che quali promotori delle iniziative di tutte le tipologie innovative (relazionale, tecnologica, entrambe). Riguardo le singole innovazioni, le imprese rappresentano (dopo le NPO) gli attuatori con maggior peso numerico nel contesto dell’innovazione relazionale (20%), mentre gli attori pubblici costituiscono, dopo le NPO (40%), i principali promotori dell’innovazione sociale tecnologia (39%). I promotori sono quasi sempre dotati di rilevanza istituzionale mentre gli attuatori sono per lo più soggetti privi di tale caratteristica laddove per rilevanza istituzionale dell’attuatore e dei promotori si intende il rilievo dimensionale (nazionale o internazionale) connesso all’identità di un soggetto pubblico o privato.

RAI ECONOMIA

RAPPORTO CERIIS 2016

12° EDIZIONE DEL PREMIO DI LAUREA ALBERTO BARDAZZI

15 Apr 16
AVF Staff
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Il premio, che ammonta a 10.000 euro eventualmente divisibili in due premi di uguale importo, è destinato ai migliori neo-laureati dell’Università di Firenze dell’AA 2014/15.

REQUISITI PER LA CANDIDATURA:

a) titolo di laurea magistrale (LM) (sia in unico che doppio ciclo) tra quelli attivati dall’Università degli Studi di Firenze in qualsiasi settore disciplinare;
b) il titolo di studio conseguito nell’AA 2014-2015, inclusi appelli straordinari (tesi discussa dalla sessione di giugno 2015 alla sessione di Aprile/Maggio 2016);
c) la valutazione finale della tesi deve essere maggiore o uguale a 105/110;
d) i candidati devono essere impegnati (o essere nell’imminenza di impegnarsi) in un progetto qualificato di formazione o di lavoro, adeguatamente argomentato e documentato, per il periodo successivo al conseguimento della laurea.

SCADENZA PER LA PRESENTAZIONE DELLE DOMANDE: ORE 13.00 del 16 MAGGIO 2016

BANDO BARDAZZI_2016

MODULI_BARDAZZI_2016